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Piombo e neutrini

 

Il piombo lavorato dagli antichi Romani ‘offre una purezza eccellente’. Quello recuperato da una nave naufragata al largo della Sardegna duemila anni fa, inoltre, presenta ‘livelli di radioattività così bassi, che non sono raggiunti dai metodi odierni di produzione del metallo’. Questa la ragione per cui i lingotti di piombo, recuperati dalla nave naufragata, hanno interessato moltissimo gli sperimentatori del Gran Sasso, che li hanno in effetti utilizzati e tuttora li utilizzano, come schermi per i rivelatori di neutrini.

‘Il piombo estratto oggi è contaminato con l’isotopo Pb-210, il che impedisce il suo utilizzo come schermo dei rivelatori di particelle’. Ma gli archeologi non ci stanno a considerare il piombo recuperato da navi naufragate duemila o centinaia di anni or sono, per scopi che esulano dalle ricerche sull’antichità. Lo sviluppo dell’archeologia si basa infatti sulla scoperta e sullo studio proprio di quel genere di reperti antichi. Di qui la necessità, sostengono gli antichisti, di regolamentare la materia a livello internazionale.

Il piombo veniva usato dai Romani come materiale resistente all’acqua, per le condutture degli acquedotti e i serbatoi di acqua, oltre che per scopi bellici. In effetti, oltre ad essere stati sommi maestri del diritto e delle arti della guerra, i Romani furono anche dei ‘maghi’ della ‘scienza dei materiali’, come si direbbe oggi. La loro invenzione principale nel settore fu quella del cemento, che sapevano lavorare a livelli ancora oggi insuperati.

Lanfranco Belloni

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12 dicembre 2013
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