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Picasso e vernici

Pablo Picasso fu un profondo rinnovatore delle pratiche della pittura, dove introdusse cambiamenti radicali rispetto ai suoi predecessori. Cambiamenti che vennero prontamente adottati anche da molti altri artisti dell'avant-garde del suo tempo. Incluso l'impiego di materiali di produzione industriale, come particolari vernici, che avevano la virtù di asciugarsi rapidamente, lasciando una superficie liscia e ben smaltata.

Quadro di Picasso e frammento prelevato per l'analisi

Proprio per andare a fondo su questo aspetto della rivoluzionaria attività dell'artista, si è impegnata una collaborazione fra Art Institute di Chicago e il laboratorio nazionale USA di Argonne, che ha messo a disposizione un Hard X-ray nanoprobe, una sonda che può ricostruire la distribuzione degli elementi chimici all'interno di particelle dei pigmenti, usati per i colori, con risoluzioni spaziali fino a 30 nano-metri. Lo strumento si basa sulla fluorescenza a raggi X, con l'eccitazione degli elettroni più interni e vicini al nucleo, come quelli della shell K. Colpito con un fotone X di energia opportuna, un elettrone viene espulso da un'orbita interna, creando così un buco, che viene prontamente riempito da un altro elettrone, che si precipita a riempirlo muovendo da un'orbita superiore più esterna. E così facendo provoca l'emissione di un fotone, detto di fluorescenza, che dà informazioni sui livelli energetici dell'atomo emettitore, utili a individuare la natura chimica della sostanza in questione.
La nano-sonda è stata messa al lavoro per individuare le impurità metalliche contenute in frammenti di dimensioni inferiori al micron di pigmenti di ossido di zinco, usati dagli artisti del primo novecento. L'analisi ha portato a stabilire definitivamente che in effetti Picasso ha fatto abbondante uso delle vernici prodotte dalla allora famosa ditta Ripollin, e si trattava anche di vernici di ottima qualità. Infatti le particelle di ossido di zinco esaminate contengono poco ferro e sono completamente prive di impurità come piombo e cadmio. Picasso ha fatto quindi uso di materiali che potevano consentire di ottenere risultati migliori di quelli raggiungibili con quelli contenuti nei tubetti in uso fra gli artisti.
Questa ultima collaborazione arte-scienza ha infine mostrato che la caratterizzazione dei dipinti alla nano-scala apre la via a una migliore comprensione dei ‘metodi di produzione’ dei materiali impiegati e della loro reattività chimica. Con il bonus aggiuntivo di future rivelazioni sulla storia delle tecnologie chimiche.

L. Belloni

Per saperne di più: http://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00339-012-7534-x

 

 

24 maggio 2013
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