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Lunga vita agli esperimenti!

Conservare in modo efficace i dati di un esperimento di fisica e' tutt'altro che banale. Non e' sufficiente preservare dal degrado i dati 'grezzi', raccolti dai rivelatori e già immagazzinati. 
Occorre mantenere la memoria di tutta la 'conoscenza', e della tecnologia, che ha permesso a tutti quei  numeri di diventare, ad esempio, la prova dell'esistenza del bosone di Higgs. Senza questo 'materiale a corredo', la cui conservazione degrada  molto più velocemente, i dati diventerebbero ben presto inutilizzabili. E lo sarebbero comunque, per tutti coloro che non fanno strettamente parte della comunità scientifica, che li ha originariamente elaborati.

E' importante mantenere 'vivi' questi dati per molte ragioni. Innanzitutto per la possibilità di essere sottoposti a verifica da parte di altri scienziati, per poter fare controlli e rielaborazioni, o condurre nuove analisi precedentemente non considerate. Tutto questo anche considerando le difficoltà per il prossimo futuro, di costruire esperimenti di grandi dimensioni paragonabili a LHC.
Bisogna aggiungere, infine, il doveroso 'rendere conto', in modo appropriato, a tutti cittadini, che rendono possibile la realizzazione di questi esperimenti, attraverso le tasse pagate. Ovvero la tanto evocata ‘accountability’.
Perché i dati siano effettivamente fruibili, oltre a una corretta e completa conservazione, occorre anche che siano accessibili a chiunque. La politica di rendere questa conoscenza disponibile all'intera comunità scientifica sta prendendo corpo nei progetti di "open data access", a cui stanno aderendo i grandi esperimenti come quelli a LHC.

Franco Leveraro

Potete leggere l'articolo apparso su Nature

12 dicembre 2013
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