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Frank (Lanfranco Maria) Belloni (19/9/1944 - 3/5/2017)  

A FRANK (Lanfranco) BELLONI, "alone together".

Uniti nel ricordo, "see you later", i colleghi ed amici di Frank.


Lanfranco Belloni, Frank, non è un mio collega, ma un amico.
Sempre pronto alla battuta, diciamo, “pungente”, o a scaldarsi per qualche “questione” professionale passata, ma che sempre ritornava presente.
Anche se in pensione da anni, Lanfranco ha continuato a contribuire al sito web del Dipartimento di Fisica scovando nelle riviste e in rete notizie scientifiche di rilievo per la nostra comunità ma anche per un pubblico più vasto, "per rendere scienza e tecnica parte integrante della cultura diffusa del nostro paese".
Io l'ho incontrato quando ero studente universitario nella seconda metà degli anni Novanta. Forse, la prima cosa che ha detto è stata una barzelletta: lui era così, lo sapete. Ma poi mi sono fermato a parlargli e ho scoperto un uomo di una cultura vastissima: ha incontrato premi Nobel e lavorato con loro, studiava e leggeva moltissimo, ascoltava diversi generi musicali, dal classico al country. Parlava Inglese, Francese, Russo e chissà quale altra lingua. Posso dire che ha seguito tutto il mio percorso professionale e ne ha fatto anche parte: c’era alla mia laurea, al mio dottorato, lo informavo sui miei concorsi, i miei lavori e lo ho coinvolto in qualche progetto divulgativo… e ancora altri ne avevamo in mente. Quando mi chiamava, a qualsiasi ora, sapevo che poteva essere per una questione di fisica, di scienza ("Come posso scrivere dell'entanglement sul CorSera?", "Hai letto l’ultima sui computer quantistici? Mi fai un comment?"), ma poteva essere anche solo per un saluto, per raccontarmi l’ultima, o per uno sfogo. Lui era "il Frank", uno di famiglia, quello che faceva ridere mia figlia quando rispondeva al telefono al posto mio: "Papà, c’è un signore con la voce strana, è il tuo amico Frank!".
Purtroppo io non so molto di quando ha soggiornato in America, a Berkeley (1976-1978), un periodo di cui provava molta nostalgia. A volte mi raccontava delle molte conversazioni avute con il suo maestro Emilio Segrè, gli incontri casuali con Richard P. Feynman, e le discussioni con Valentine Telegdi.
Lanfranco ha vissuto la storia della Fisica e la ha trasmessa nei suoi lavori e nei suoi libri. Tra questi ricordo in particolare "Da Fermi a Rubbia" (Rizzoli, 1988), "La scienza divertente" (Rizzoli, 2002), con Giovanni Caprara, che ha riscosso un grandissimo successo testimoniato dalle numerose ristampe, e il recentissimo "Il calore della terra e del sole" (Aracne, 2017), in collaborazione con diversi colleghi del nostro Dipartimento.
E ricordo anche gli ultimi due libri che abbiamo scritto a quattro mani, io e Lanfranco, per la collana "Grandangolo scienza": il "Fermi" e il "Planck". Quel suo stile "classico", ma che a me piace tanto. Quel
suo modo di guardarmi e dirmi "Qui sei tu l’esperto, fai tu". E io che gli dicevo come immaginavo un capitolo e lui che lo riportava su carta nel modo magistrale di chi ha scritto centinaia di articoli per il Corriere della Sera e non solo. Che sinergia! E poi la traduzione dall’originale Russo di un brano inedito del grande Landau quale "ciliegina sulla torta" con cui terminare il lavoro su Enrico Fermi...
Ripenso ancora quando, più o meno quindici anni fa, per rispondere ad una mia domanda durante una nostra discussione, tirò fuori dal cassetto una sua pubblicazione del 1994, "On Fermi’s route to Fermi-Dirac statistics" sull’European Journal of Physics: non me l’aspettavo e forse fu proprio da quel momento che ho iniziato ad ammirarlo, nonostante i suoi modi a volte "sopra le righe" (per cui lo riprendevo spesso!) e il suo "stare sulle sue", soprattutto nel mondo accademico.
Concludo questo breve intervento ricordando quando lo ho accompagnato per un suo seminario, qualche anno fa, a Magenta, al Liceo dove ho studiato: desideravo tanto che lo conoscessero di persona anche lì.
Alla fine si accorse che c’era un pianoforte: si sedette e accennò un valzer di Chopin. "Frank, ma tu suoni anche il pianoforte?!", gli dissi stupito, "Solo qualche ricordo…" rispose.
Sì, Frank, qualche ricordo, come gli "spizzichi e bocconi", dicevi tu, che ci hai lasciato con il tuo lavoro, la
tua umanità e aiuto (anche materiale) per chi era in difficoltà, la tua amicizia. Quando ti chiedevo dove andavi durante le feste o se avevi bisogno di qualcosa, tu mi rispondevi sempre "Non preoccuparti, vado da amici". In questi giorni, tristi, ho visto davvero quanti ne avevi.
E, come sempre, "Frank, see you later!"…

[ Stefano Olivares ]



Il mio ricordo di Frank inizia nel Settembre 1981. Avendo fatto gli studi universitari qui a Milano, ricordo che in quel mese Frank mi fece l'esame di "Fisichetta", come allora veniva chiamata Esperimentazioni. Un esame di laboratorio. Lo ricordo anche avere fatto qualche lezione di Struttura della Materia (per il corso di Ettore Gadioli). A riguardo di queste esperienze, mi piace ricordare la sua padronanza della materia, che si evinceva al di là del suo stile, non certo convenzionale.
Ho iniziato a parlare con lui un po' per caso, dopo un seminario, avendo notato l'acutezza di alcune osservazioni che - sottovoce - aveva fatto ad alcuni colleghi vicini. Avrei poi imparato che lui non amava parlare in pubblico, preferendo di gran lunga il confronto colloquiale tra colleghi ed amici.

Della sua immensa cultura e disponibilità, tutti sapete.
Mi viene in mente che nel 2003, visitai l'Istituto Kurchatov a Mosca per tenervi un seminario. Nel corso del giro "storico" che mi fecero fare, vidi le centrifughe che avevano trattato l'esafluoruro di uranio per l'arricchimento necessario alla costruzione della bomba atomica sovietica. Di quella storia sapevo tutto (e stupii di conseguenzai miei "host"): quella storia me l'aveva raccontata Frank, grande conoscitore della Russia e della scuola di fisica russa.
Oltre al suo legame con la Russia e la lingua russa (che conosceva), ben mi è presente il suo ricordo di Berkeley, dell'International House e dei colloqui con Segrè.
La sua pagina facebook ha infatti delle informazioni riguardanti Berkeley come suo ultimo post.
Era un posto che ricordava ed amava. Nel 2003 facemmo un breve viaggio in macchina insieme. Eravamo diretti alla conferenza di Gargnano. Lui mi chiese di non fare l'autostrada ma di attraversare la Pianura Padana. Alla quale indubbiamente era affezionato. Quella conferenza sarebbe stata molto importante per me. Era organizzata da Rodolfo Bonifacio e mi piacque moltissimo. Frank stimava molto Rodolfo, cosa che trova pienamente la mia approvazione e condivisione.
A quella conferenza partecipava anche un giovane studente, di nome Stefano Olivares.

Ho continuato a frequentare Frank, generalmente nel corso di pause pranzo che ricordo con piacere e nostalgia. Da lui imparavo moltissimo. La sua cultura spaziava su molti fronti e il suo umorismo era un motore che non stava mai fermo.
Per qualche anno tenne in corso di Storia del pensiero scientifico contemporaneo, che ricordo era molto apprezzato dagli studenti. Mi invitò anche a tenervi una lezione a riguardo dell'entranglement quantistico del sistema K0-antiK0. Ritengo fu l'ultimo corso che tenne.

Ho avuto la fortuna di frequentarlo un poco anche fuori delle pause pranzo all'istituto di Fisica. Le prime due foto che qui accludo sono state scattate al matrimonio di Lino Miramonti, che lui stimava e apprezzava molto. Spesso sul mio cellulare mi capitava di vedere un suo elegante messaggio del tipo "ma dove cazzo è finito il Miramount?".
Ho l'impressione che Lino fosse la persona con cui Frank collaborava maggiormente, dopo Stefano Olivares. Insieme qualche volta siamo usciti anche con mogli e compagne varie, assolutamente sbigottite dalla cultura e dall'originalità di Frank.
Certamente aveva molti amici, ed ora sono contento di ricordare che mi parlasse volentieri di Agostino Guzzardella e di Roberto Mignani, tanto per citarne un paio che ho la fortuna di conoscere anche io.

Penso che fosse impossibile non volergli bene, data la sua originalità e il suo modo non convenzionale di porsi.
Ho pranzato con lui l'ultima volta il 29 marzo, a Strambio 6. Lo so per certo perché ho ritrovato uno scontrino.
Desidero concludere con ciò che disse un giorno di lui Vittorio Gorini: "Frank è un puro". Sono parole che sento assolutamente vere.

[ Marco Giammarchi ]


 
Io e Frank siamo entrati insieme nei ranghi dell'università nel 1981, con Federico Casagrande, Gino Benza, Bruno Bassetti e tantissimi altri. Io ero la più giovane, Frank uno dei più anziani. Ci si incontrava per strada o al bar. Lui era all'Istituto nella stanze dove siamo noi adesso, si lamentava del suo gruppo, che lo tollerava, ma nel quale la sua cultura, troppo vasta e interdisciplinare, faceva paura e non era valorizzata.
Ricordo in particolare due momenti: quando era appena tornato dalla California col racconto del terremoto e un giorno o due dopo la morte di sua madre.
Dopo decine di anni di amicizia, ma rapporti saltuari, nel 2001 noi venimmo trasferiti ai Solidi, dove lui aveva lo studio e quindi, per dieci anni e più, siamo stati vicini di stanza.
A volte preparavo la zuppa di pesce e gliene portavo una porzione. Spesso gli rammendavo i maglioni. Spessissimo lo mandavamo a quel paese perché ascoltava la musica cajun a tutto volume o per via della puzza di aglio che assumeva a litri per abbassare la pressione, così diceva, e che era insopportabile.
Arrivava con centinaia di storielle, barzellette, motteggi.
Io, Cesare, Luca, Alberto, Nicola Piovella e in seguito Andrea e Stefano, un po' ridevamo e un po' sbuffavamo. "Basta Lanfranco, non se ne può più!" era la frase più gentile.
Prima di uscire mi fermavo sempre da lui per una chiacchieratina serale. Ascoltava i miei discorsi sui miei figli, che conosceva, e che gli volevano bene. Commentavamo i fatti della giornata, niente di impegnativo. Cercavo di insegnargli qualche ricetta semplice di cucina. A volte uscivamo inseme e gli davo uno strappo fino al mercato rionale.
Poi noi siamo stati spostati ancora e lui non è mai voluto venire a trovarci perché l'ex Istituto gli ricordava brutti momenti. Mi manca Frank; era veramente un puro folle.

[ Vittoria Petrillo ]


 
Frank.

Il 9 ottobre 2015, in allegria, noi tre, all'Expo: col suo carissimo amico Franco (P.), la Casa Don Bosco dei Salesiani, quell'atmosfera da gita godereccia fuori porta :-)
Nello stesso autunno abbiam voluto festeggiare il suo cinquantesimo al Dipartimento di Fisica, con un pranzo e un brindisi alla trattoria "Acqua e sale", in Città Studi. Quando lo incrociavo sulla Via Ponzio, in pausa pranzo, me la ricordava: "Ci dobbiam tornare!".
Qualche pranzo successivo, nelle trattorie della zona, con il desiderio di condividere, chiacchierare: la Fisica, le biografie dei Fisici più grandi, il buon cibo, i vini, le gioie della vita.

Una cartella nella posta ("LANFRANCO-JAZZ"), dedicata alla musica country, jazz e blues, speditami da Frank: le mail spedite dal marzo 2014 (ero arrivata al Dip. da pochi mesi), con "MEAN MAMA BLUES" di Bob Wills, e la voce di Tommy Duncan (1936), a quest'anno, con pezzi più recenti, ad es. Renzo Arbore in "Tu, vecchia mutanda" :), e i Tuba Skinny in "Too Tight Blues".

A Natale scorso gli avevo regalato "Il blues dei buchi neri" di Janna Levin, e si era un po' commosso.
Non gli mancavano mai l'aneddoto ironico, la battuta, il sorriso del "Siamo qui, divertiàmoci".
Il cappellino della Harley...

Rileggo i suoi ultimi SMS, rappresentativi del suo spirito:
"mi raccomando antivirus mail" (a noi del Centro del Calcolo la raccomandazione di tenerlo al riparo dagli attacchi informatici, soprattutto quando aveva, pronto, in testa un articolo scientifico da mettere giù con la tastiera, prima possibile; anche nell'ultima settimana di aprile, con un braccio al collo).
"take care, frank" (20/4).
"thanks, keep going, frank".
"pc sicuramente a posto".
"non ricordo più i tuoi orari, ma ci incocciamo" (26/4).
Poi la sua telefonata del 27/4, la mia del 28, i propositi di una cena a breve, uno scambio su Barbera e Barolo...

Ciao Frank.

Keep going.

[ Francesca Milanini ]



Dear Frank,

alle fine hanno scelto un bel giorno per salutarti: domani e' la festa dell'Ascensione, e se fossimo oltralpe sarebbe vacanza. Mi spiace essere altrove.
E' una festa che parla di te: in molti si sono trovati d'accordo sul fatto che tu fossi un puro.
Lo mostrano del resto la tua carriera (or lack thereof), l'affetto per la mamma e -anche- la capacita' di parlare di Walter Valdi e Oppenheimer nello stesso discorso, come mi e' capitato di sentire (e poi mi e' arrivato l'immancabile e-mail con Walter Valdi su youtube)...
I puri di cuore vedranno Dio. Stavolta senza bisogno di occhiali: buon viaggio.

Francesco Prelz ]



Franck mi diceva che sempre suonava il piano la sera per sua mamma, poi passava in camera sua a vedere se si era addormentata e a salutarla; una sera, dopo la consueta suonata, per qualche motivo, va a letto direttamente senza passare da sua mamma. Il giorno dopo la trova morta nel letto. Un grande dolore per Franck, che si e' consolato pensando che sua mamma se ne era andata in cielo sulle sue note.
Grande Franck. Siamo stati amici per 20 anni ma negli ultimi tre anni abitando nella stessa via, lui al 5 io al 6, eravamo diventati quasi inseparabili.
Un sacco di volte, parlando degli States, con Franck, si sognava di fare un viaggio in California insieme o qualche zingarata piu' vicina, tipo andare in Svizzera a snidare il Franco Peraldo.
Se ne e' andato prima che potessimo farlo...
Per me Franck e' stato un punto di riferimento costante, che mi ha tirato su intante occasioni.
Non diceva mai "non posso": per gli amici c'era sempre, una pizza, un caffe', un amaro... Qualsiasi momento... Anche le persone che l'hanno conosciuto solo di recente, come la mia compagna, non hanno potuto fare a meno di ammirarlo.
Franck era Franck; non c'era distinzione tra le persone. Lui, pur essendo di una spanna superiore a tanti, trattava tutti nello stesso modo: compagnone, amico, affabile, divertente, dissacrante... Come una sera in pizzeria con me e un altro amico: si è messo a declamare i canti goliardici universitari (uno in particolare, l'Ifigonia)...
Per me, che abito di fronte a lui, è difficile la mattina uscire di casa e sapere che non capiterà più di incontrarci per caso, come capitava quasi tutte le mattine, quando lui tornava con il suo Corsera e io andavo in Istituto.
Grande Franck.

[ Roberto Mignani ]



Frank.

Una persona molto semplice, cionondimeno dotata di eccezionali talenti.
Spesso andavamo ai concerti di musica classica di pianoforte e quindi ho avuto modo di conoscere gusti e attitudini musicali.
Sì, perché Frank era in simbiosi con il pianoforte; ricordo quando veniva da me e suonava i più noti valzer di Chopin con una sensibilità dalla quale scaturivano interpretazioni che gli ho spesso invidiato.
In alcuni di questi valzer la misura prevedeva la risonanza, ma lui teneva il piede ben sollevato dal pedale perché riteneva che lo strumento e l'ambiente generavano già una scia acustica.
Per non parlare del chiaro di luna di Debussy.
I due accordi iniziali, che annunciano la presenza della luna, entrano nell'anima di chi ascolta, che dopo la pausa iniziale viene subito ripreso da una cascata di note che emulano il percorso dell'onda sino alla spiaggia.
Frank lo eseguiva a perfezione.
Conosceva quasi tutti i pezzi classici; una sera dopo aver ascoltato i "Quadri di un'esposizione" di Musorsgkij continuava a ripetere il fragore della chiusura della porta di Kiev.
La passione per l'America, paese di cui nutriva una grande e costante nostalgia, lo aveva avvicinato al genere country e spesso mi inviava video di complessi di giovani che suonavano per le strade di Berkeley e San Francisco.
Ciao Frank, amico mio, mi piacerebbe ricordarti con la rapsodia in blu o con il take five e con la sublime chiusura dell'Addio di Chopin che hai suonato l'altra sera.

[ Vanni Nastari ]

Il motto di Frank: "Alone together".

Questo aforisma, quasi un ossimoro credo sia stato il principio ispiratore della intensa e movimentata vita di Frank.
La solitudine condivisa, unico rimedio possibile per chi non accetta di rinunciare a parti consistenti del proprio spazio e del proprio tempo.
Frank era sempre disponibile a partecipare a tutti gli eventi a patto che al termine potesse raggiungere a casa sua, la sua coperta di Linus.
Per diversi anni abbiamo frequentato a Saronno un’associazione creata da Giorgio Stiavelli, che si occupava del futuro.
Gli incontri si svolgevano il venerdì sera con un traffico elevatissimo per chi veniva da Milano e Frank non mancava, tutte le volte, di borbottare per le code, cionondimeno non mancava mai ad un workshop preceduto da una spartana pizza o dalle sue amatissime puntarelle, con le quali praticamente parlava.
Uno dei temi dell’incontro era il nucleare di quarta generazione, i reattori veloci, autofertilizzanti raffreddati al piombo liquido.
Tra i partecipanti illustri docenti come Maranesi, Forattini, Lombardi etc.
Relatore Luciano Cinotti, che illustrava il suo progetto con ampia documentazione, assonometrie comprese.
Una volta chiesi a Lombardi cosa ne pensava e lui mi rispose evasivamente: “ Cinotti è bravo”.
In effetti credo sia ancora il rappresentante italiano nella commissione europea che si occupa di nucleare.
Tra l’altro recentemente mi diceva che una delle sue centrali probabilmente avrebbe sostituito in Inghilterra una centrale giunta al termine del suo life cycle.
In questi incontri Frank non faceva mai commenti e spesso era impegnato a difendersi dai tentativi di un grosso gatto, privo di attributi, che amava parcheggiarsi sulle sue gambe.
Frank, come è noto amava molto scrivere ma non gradiva essere coinvolto in presentazioni estemporanee.
Il Dipartimento di Informatica della Statale qualche anno fa organizzava un concorso per studenti su iniziative multimediali per il primo aprile.
Frank, in qualità di collaboratore della pagina della scienza del Corriere era stato invitato.
Improvvisamente gli fu chiesto di  descrivere e redigere una pagina di presentazione del progetto con riferimento ai punti salienti.
Notai un profondo imbarazzo e prima che me lo chiedesse illustrai a tutti gli studenti lo schema del concorso e le relative modalità, naturalmente tutte inventate al momento. ma che ritrovammo puntualmente nel documento ufficiale.
Tornando all'"Alone together", un'espressione mutuata dagli assoli del Jazz, gli assoli della vita sono un tributo pesante che si paga alle esigenze invalicabili di libertà ed autonomia dei grandi talenti.

[ Vanni Nastari ]

 

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